“L’Italiano che tormenta Steve Jobs”

So come forzare gli iPhone”

Il suo sito web è stato visitato in due settimane da quasi due milioni di persone, e in decine di migliaia hanno scaricato il programma che ha scritto. Si chiama Ziphone e permette a chiunque di sbloccare in pochi minuti ogni iPhone attualmente in commercio. 
Ziphone.org è tutto in inglese, ma tra i commenti ce ne sono molti in italiano. Mentre si legge la pagina suonano delle canzoni: Biagio Antonacci, Alex Baroni, Pino Daniele, Renato Zero. Già, perché Zibri, l’inventore di Ziphone, è romano e ha trentasette anni. Nipote di un famoso compositore di canzoni e colonne sonore, Piergiorgio Z. ha un passato di hacker e un presente come sistemista di rete. «In realtà – spiega – ho lavorato quattro mesi negli ultimi quattro anni». Giura di non passare il suo tempo incollato a un computer, ma è riuscito a mettere in ginocchio lo staff di ingegneri e programmatori di Apple. 
Oggetto della sfida è l’iPhone, o meglio il sistema commerciale con cui è venduto finora: a differenza di altri telefonini, quello di Steve Jobs funziona soltanto con un operatore (AT&T negli Usa, O2 nel Regno Unito, T-Mobile in Germania e Orange in Francia), e chi lo acquista deve sottoscrivere un abbonamento mensile. In Francia, ad esempio, ai 399 euro per l’acquisto dell’apparecchio, bisogna aggiungere almeno 49 euro per dodici mesi, o spenderne 749 per la versione utilizzabile con tutte le reti telefoniche. Apple incassa parte dei ricavi provenienti dal traffico telefonico generato con il suo cellulare-iPod e ha quindi tutto l’interesse a che rimangano legati all’operatore cui ha concesso l’esclusiva. 
Per hacker e smanettoni è una tentazione irresistibile: lanciato il 29 giugno dell’anno scorso, l’iPhone è già «craccato» ad agosto. Dopo un mese Cupertino rende inutilizzabili gli apparecchi modificati; passa qualche settimana e i paladini dell’iPhone libero (Dev Team) riescono di nuovo a liberarlo dai suoi lucchetti, ma la procedura è lunga e complessa. Finché, a metà febbraio, arriva Ziphone: si scarica il programma, un paio di click e l’apparecchio è pronto per l’uso. Apple reagisce con un altro aggiornamento, e tre giorni più tardi Zibri annuncia il software che sblocca anche quello. Permette anche di installare i programmi che la comunità degli sviluppatori ha creato in questi mesi: quasi un migliaio, in barba ai divieti imposti da Apple, che solo dieci giorni fa ha presentato il Software Developer Kit, con cui è possibile scrivere applicazioni per iPhone e iPod Touch. Ha annunciato pure una revisione totale del sistema operativo, prevista per l’estate, ma – sembra – già forzata da Zibri e dai suoi amici. 
«Per me il digitale deve essere gratuito», teorizza Piergiorgio: «I beni materiali vanno acquistati e pagati, ma software, canzoni, film possono essere al centro di un sistema economico diverso. Anziché venderli, è possibile coprire le spese con uno sponsor, inserire pubblicità, suggerire una donazione». E lui di donazioni ne ha avute tante: da quando ha lanciato l’ultima versione di Ziphone, una al minuto, per due giorni di seguito. «Adesso sono diminuite, ma c’è chi è arrivato a cento euro, e chi ha dato cinquanta centesimi. Anche scozzesi, genovesi, ebrei, portoghesi», scherza: il sito è stato tradotto in oltre venti lingue, dal turco al norvegese, dal greco all’ebraico. 
In nessuno di questi Paesi l’iPhone è in vendita ufficialmente, e nemmeno in Cina, dove pare siano 400 mila, su un totale di quasi quattro milioni. In Italia dovrebbe arrivare a breve col marchio Tim, ma al momento tutti quelli che sfoggiano il gadget dell’anno lo hanno acquistato all’estero o sul mercato parallelo di eBay: intorno ai 600 euro per il modello da 16 GB già sbloccato. Zibri avrebbe potuto vendere il suo software a caro prezzo, ma gli basta un grazie e la soddisfazione di un video su Youtube che mostra la schermata di Ziphone all’opera su un apparecchio appena acquistato, proprio nel negozio Apple di New York. 
Lavorerebbe per Apple, se gli arrivasse una proposta? «Non credo, però mi piacerebbe incontrare Steve Jobs per ricordargli quello che la sua azienda era all’inizio, una comunità di visionari e idealisti: pensavano davvero in maniera diversa». Zibri allude allo slogan che nel 1997 segnò il ritorno di Jobs a Cupertino dopo qualche anno di esilio; allora la Mela morsicata stava per scomparire dal mercato informatico, ma con l’iMac, l’iPod, e ora l’iPhone è diventata uno dei marchi più popolari in tutto il mondo. E Jobs è un guru globale, ammirato, ma non sempre amato per le scelte economiche che impone a chi acquista i suoi prodotti (come il taglio di 200 dollari sul prezzo dell’iPhone, che ha scontentato migliaia di acquirenti della prima ora). Ma sa bene che la tecnologia non sopporta le catene: sembra che con Steve Wozniak, prima di fondare Apple, avesse inventato un sistema per ingannare le centraline elettroniche e scroccare telefonate senza pagare. 

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