Ma quale Blu-ray? 200 mila DVD, in un solo disco

Roma – Altro che Blu-ray o HD-DVD, altro che 15 mila giri per aumentare il transfer rate: il professor Min Gu e il suo team del Centre for Micro-Photonics dell’Università di Swinburne vogliono inserire in un unico disco, di dimensioni identiche a quelli attuali, l’equivalente di 200 mila attuali DVD.

Il Prof. Min GuPiù esattamente, lo scopo del loro progetto è di far entrare un Petabyte di dati su un singolo disco, 20 mila volte più di quanto oggi possa essere memorizzato su un Blu-ray. “L’idea è di incorporare nanostrutture per incrementare la capacità, senza necessariamente aumentarne le dimensioni” dice il Professor Gu, alla guida del progetto finanziato con 1 milione di dollari.

Un CD – spiega a Science Alert James Chon, membro del team – ha uno spessore di 1,2 millimetri. Le informazioni sono memorizzate in uno strato spesso meno di un micron. Dunque, il99.9 per cento dello spessore è sprecato. Gli attuali DVD a doppia faccia già impiegano fino a 4 livelli, ma il team ha subito dimostrato che possono facilmente essere incrementati: i ricercatori ne hanno inseriti 52. “Si tratta solo di prove per dimostrare i principi”, dice il Professor Gu. “Se solo avessimo voluto, saremmo potuti arrivare a 200, anche a 300 livelli”.
Per rastrellare tutta questa capacità – quale è un Petabyte – lo studio è andato oltre le attuali metodologie di trattamento, sviluppandosi anche su altri aspetti e portando a cinque dimensioni il totale delle direttrici di memorizzazione. Tra le principali novità ci sono:

1: Aspetto spettrale (colore della luce)
CD e DVD sono attualmente registrati impiegando una luce monocromatica emessa da un laser. Grazie al fatto che le nanoparticelle reagiscono alla luce in modo diverso a seconda della loro forma, particelle di diversa forma alloggiate sullo stesso strato potranno contenere dati diversi ed essere impiegate con la lunghezza d’onda appropriata per ciascuna tipologia di particella.

2: Polarizzazione
La luce impiegata per scrivere sul disco porta con sé un campo elettrico. Proiettando la luce sulla superficie del disco, il campo generato allineerà determinate nanoparticelle, consentendo di memorizzarvi dati. Alterando la direzione della luce e il relativo campo elettrico se ne allineeranno altre, consentendo di memorizzare ulteriori dati. “Tale polarizzazione può essere ruotata di 360 gradi – spiega Chon – così, ad esempio, registrata una serie di dati a 0 gradi si può ricominciare, sulla stessa superficie, polarizzando la luce a 90 gradi. E non c’è nessuna interferenza”.

Nonostante siano molti gli aspetti che il team sta ancora studiando a fondo – quali la velocità a cui i dati possono essere registrati – è già stato siglato un accordo con Samsung. I nuovi dischi avrebbero immediata utilità in molti campi: secondo Richard Evans, ricercatore, tra i principali impieghi immediati ci sarebbero la memorizzazione di grossi file prodotti da apparecchi elettromedicali – come la risonanza magnetica – e si riscuoterebbe largo consenso anche in altre aree come quella finanziaria, della sicurezza e militare. In circa 10 anni, secondo il team, questa novità potrebbe essere in commercio, anche se già c’è chi pensa che Blu-ray sarà soppiantato entro cinque anni.

Sarebbe interessante calcolare, in un siffatto SuperPetaDVD, quante canzoni potrebbero entrar se codificate con l’ultimo grido della compressione audio, studiato dall’Università di Rochester, in grado di stipare “venti secondi di assolo di clarinetto in un singolo kilobyte”: tale tecnica, si legge sul sito, è circa mille volte più efficace dell’MP3.

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